Trovata correlazione Smartphone-Tumori ma non sugli esseri umani

di Nikolas Pitzolu 0

Smartphone-tumori, una correlazione che va avanti da anni e non è mai riuscita a dare una risposta ben precisa alla domanda: ma telefonare spesso con lo smartphone fa male al cervello?

Oggi vogliamo parlare di un argomento serio e da trattare con la massima cautela. Come da anni e anni, si prova a dare una risposta alla domanda legata ai dubbi che emergono quando si sta decisamente troppo con il proprio smartphone all’orecchio: in una parola, telefonare. Con un’eccedenza marcata si possono avere delle conseguenze? Fa male telefonare per tante ore? Le parole smartphone-tumori sono correlate?

Ebbene, un’autorevole ricerca è stata appena conclusa in una sua prima fase dal NTP (National Toxicology Program) e ha prodotto dei risultati interessanti da analizzare. Sebbene bisogna essere chiari che questi test non sono stati eseguiti su essere umani e nemmeno li riguardano, hanno evidenziato come nei ratti maschi esposti ad un gran quantitativo di radiazioni identiche a quelle emesse dai telefoni cellulari, sia aumentata la probabilità di contrarre tumori al cervello, cuore e ghiandola surrenale.

Questo studio ha preso in esame più di 3000 cavie e i risultati sono stati catalogati come chiare (ovvero, la certezza assoluta) per quanto riguarda il contrarre i tumori al cuore. Per quanto riguarda le altre parti del corpo umano, come cervello e ghiandola surrenale, non vi è alcuna prova che certifica che le malattie vengono a crearsi per effetto delle radiazioni ma un piccolo incremento viene comunque registrato.

Nei dettagli, lo studio è durato 10 anni e ha esposto i ratti alle radiazioni di una quantità fino a 4 volte superiore quella a cui sono esposti gli essere umani nella vita quotidiana. Le cavie poi sono state esposte interamente alle radiazioni, questo perché in rapporto a noi il loro corpo è molto più piccolo. E infine, sempre i 3000 esemplari, hanno assorbito radiazioni in frequenza 900 MHz che sono quelle utilizzate da 10 anni a questa parte con le tecnologie GSM e WCDMA (3G). Ne le frequenze usate dal 4G e, chiaramente, nemmeno il 5G sono state prese in esame.

Prima parlavamo di ratti maschi. Si, perché è stato fatto un distinguo con i ratti femmina. Quest’ultimo gruppo, alle stessa quantità di radiazioni, non ha subito alterazioni nel tempo. O meglio, possono essersi verificate ma non c’è alcuna prova sufficiente – i numeri non bastano – per affermare che i tumori siano stati contratti per colpa delle radiazioni.

Lo studio andrà avanti e un altro step sarà divulgato tra esattamente 5 anni, in modo tale da poter valutare ancora la questione smartphone-tumori. Tutto ciò darà la possibilità di valutare se tutto è più chiaro o può rientrare nella casistica legata alla longevità delle cavie.

Infine i dati ufficiali sui campioni, conseguenti ai test durati 10 anni, sono questi:

  • Tumori al cuore nei ratti maschi: da 5% al 7%;
  • Tumori al cervello nei ratti maschi: dal 2% al 3% per cento;
  • Intensità delle radiazioni sui ratti: tra 1,5 e i 6 W per kg.

Fonte: National Toxicology Program Cell Phone Radio Frequency Radiation

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